…girando a sinistra, un angusto tunnel, introduce in via della Castellina, che è l’unica che racchiude ,tutto l’agglomerato di case, che erano, fin dalle origini, le abitazioni dei nostri predecessori,Nei fondi, (disotti o stalle, come erano detti)albergavano, per così dire, molte bestioline domestiche di grande utilità alle famiglie che vivena con i proventi della campagna e della montagna. Cosicchè la mattina, il gallo faceva la sveglia, il somarello con il suo raglio sonoro,salutava e partiva con le bargelle agganciate al baschio,per caricarle poi di fieno, e della soma della legna. Non mancava un piccolo pollaio. Le galline ,nell’ora d’aria ,spadroneggiavano nella via, beccando fra una pietra e l’altra del selciato, contendendosi qualche rara briciolina, meglio se un lombrichetto.Anche le caprette ,facevano parte della famiglia, donando il buon latte caldo ogni mattina. Nel retro delle case, verso la Val di Piatta questi animali trovavano il loro cibo nelle molte siepi di rovo e di pruno.Alla Castellina c’era anche un seccatoio per le castagne ed il forno per cuocere il pane…
Anna Pinzuti, “C’ERA UNA VOLTA ALL’ABBADIA” a cura di Giuseppe Sani

